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lunedì 20 ottobre 2014

Manuale della perfetta adultera di Ella M. Endif


In realtà avevo in progetto di scrivere questo post cinque giorni fa, e cioè quando il libro è uscito su Amazon... ma faccio pena a gestire il tempo.

Ma andiamo con ordine: la mia stima nei confronti degli autori italiani che trovano il coraggio e la determinazione di autopubblicarsi è cresciuta in modo esponenziale nell'ultimo anno. Mesi fa non sapevo neanche cosa fosse il self-publishing, poi ho pensato fosse appannaggio degli Americani (che hanno un pubblico ben più vasto) e infine ho scoperto che è una realtà in continua crescita anche da noi.
Oggi sono qui proprio per un'autrice che ha scelto il self: Ella M. Endif e il suo "Manuale della perfetta adultera", disponibile da qualche giorno in vendita su  Amazon (per i lettori amanti di GR, avete a disposizione le info qui).

Di che parla? È una storia d'amore? È solo una storia d'amore? I libri scritti col cuore non sono mai solo storie d'amore, ma per capirlo bisogna saper leggere con una mente che vive le parole scritte, non si limita ad osservarle. Perché chi scrive modella per il lettore ogni frase con cura, gettando le basi per emozioni vivide e per spostarci dal nostro universo: essere spettatore in un libro significa assaggiare solo la metà di quello che l'autore ha fatto per noi. Ed Ella ha plasmato per noi un'avventura fatta di molte più forme d'amore e molte più sensazioni di quelle che la semplice dicitura "storia d'amore" può raccogliere. Basta leggere la trama (e aver barato, sbirciando oltre i 3 capitoli che l'autrice aveva messo a disposizione dei lettori prima dell'uscita) per capirlo:

"Loreline Preston vuole essere felice: vuole che il suo matrimonio funzioni, che le montagne che circondano North Conway inizino a piacerle, che suo figlio cresca amato e sicuro di sé. Ryan sa che nulla si ottiene senza sacrificio, perché nulla le è stato regalato e sa che rigore, disciplina ed onestà sono gli unici mezzi che ha per mantenere unita la propria famiglia. Non teme la rinuncia, anche se questo significa riporre i suoi sogni in un cassetto. Non teme la lotta contro se stessa perché, per amore di suo figlio, ha ridotto la sua voce interiore al silenzio e si è convinta di non desiderare altro.
Trevor Knight è un uomo ambizioso: vive a Chicago e lavora in uno studio legale prestigioso. Sa cosa significa avere potere, sa come manipolare persone e situazioni per trarne sempre un vantaggio. Autocontrollo e perseveranza sono i suoi tratti distintivi. Non ha legami e non ne sente la mancanza. Anche con la sua famiglia d’origine mantiene rapporti distaccati e quando i fratelli gli chiedono aiuto per un problema burocratico della scuola d’infanzia che dirigono, è costretto a trasferirsi per un po’ a North Conway.
Un solo bacio con uno sconosciuto è l’unico momento di pazzia che Ryan è disposta a concedersi nella sua esistenza fatta di doveri, prima di tornare ad Andy e a un matrimonio che le si sta frantumando tra le mani. Un solo bacio non basta a Trevor, che pensava di avere già tutto ciò che desiderava e scopre, invece, di avere un vuoto che soldi, successo e bellezza non sono mai riusciti a colmare.
Il caso congiurerà contro di loro per farli incontrare ancora, perché la vita è imprevedibile, i progetti sono fatti per essere rivoluzionati e le certezze per essere messe in discussione. Ryan e Trevor riconosceranno nell’altro il completamento di se stessi, ma lotteranno a lungo prima di capire che smarrirsi del tutto è l’unica strada percorribile per ritrovarsi davvero."


 Sì, sì, è una storia d'amore, ma c'è di mezzo la riscoperta di una donna, non solo il sesso. C'è l'amore per un figlio - che è la forma più elevata di amore - e c'è una donna che si libera da se stessa per un momento, percorrendo quella strada che la porta verso ciò che non immaginava.

Questo post non poteva cadere in data più azzeccata, perché oggi parte una delle iniziative che nell'ultimo anno mi ha più colorato le settimane, facendomi scoprire il piacere della lettura insieme: il Read Along di Please another book. Ecco, l'iniziativa in sé è una meraviglia e oggi parte la lettura di gruppo di questo libro... ovviamente io parteciperò! Il regolamento lo trovate qui (Trevor Read Along) e potete iscrivervi su GR o sulla pagina FaceBook della fantastica blogger ( qui ). Vi assicuro che, una volta provata l'esperienza dell lettura corale, non vorrete più farne a meno e quale occasione migliore per rendere meno odioso questo lunedì, se non inziando la lettura di un romanzo che promette di lasciare il segno per delicatezza, cura e passione? Perché i temi che Ella sceglie di affrontare sono incredibilmente difficili e, per riuscire a rendere empatico il lettore, ci vuole grazia, sensibilità e talento: tutte cose che (sempre perché io baro e ho sbirciato un po' il libro prima che iniziasse il RA) so che l'autrice possiede e che sfrutta per regalarci non un prodotto, ma un dono fatto di parole incise bianco su nero, che promettono di restare con noi ben oltre l'ultima pagina. Se queste sono le mie sensazioni solo dopo aver sbirciato, ora che il RA è iniziato non so come farò a rispettare le scadenze.

Vi lascio quindi con una speranza: quella di vivere le emozioni che Ella ha creato per noi, scoprendo una via migliore per vivere il lunedì e assaporando la lettura fatta di condivisioni e confronti.

E vi saluto con due chicche: la prima è il link alla pagina FaceBook dell'autrice e la seconda è un video. Ho chiesto a Ella se ci fosse una canzone che incarnava la sua idea della storia che ha scritto. La sua risposta è stata più o meno: "Someone like you. Capitolo 16."

Ecco, criptica ma chiara: quel capitolo va letto con quella canzone come colonna sonora.

Someone Like you di Adele

E restando in tema di musica, chiudo con soundcloud: Annclaire di Please Another Book ha prestato la sua deliziosa vocina per introdurci al libro, leggendone l'inizio qui!

Qualche mese fa, invece, io avevo fatto una patetica e imbarazzante cover di "Someone like you" versione acustica e non per il compleanno dell'autrice: le trovate nella mia solita pagina di soundcloud se vi va.

Buona Lettura a tutti, sperando di vedervi nel RA e di aver illuminato l'orribile lunedì che ci attende.

lunedì 8 settembre 2014

Quale confidenza? Storia di un virtuale che si fa reale.

Ricordo di essere sempre stata tra quelli che storcevano il naso di fronte a racconti di incontri online. Mi sono sempre chiesta come si riuscisse a stabilire un rapporto attraverso le parole sul filo della rete; come sapere chi è la persona a cui racconti di te? Come è possibile pensare di conoscere qualcuno di cui non hai mai sentito la voce o che non ti ha mai parlato con gli occhi? Io sono una persona di pelle: lo sono sempre stata (sarà anche per l’abbondanza della mia carne, che forse amplifica la mia percezione fisica delle persone) e - purtroppo - parlo più col corpo di quello che si ritiene socialmente opportuno. Ovviamente sono anche vocalmente logorroica, come è noto. Da persona fisica, l’idea di essere limitata alle sole parole nella comunicazione rendeva incomprensibile il concetto stesso di “incontro online”.
Quello, più “Catfish” su Mtv, mi hanno sempre resa diffidente nei confronti di questo genere di rapporti.
C’è, in particolar modo, la questione dei tutti quei messaggi impliciti che sono trasportati dal tono della voce, dalla postura, dall’intonazione delle frasi, dall’immediatezza della risposta face-to-face che vengono meno nel virtuale e di cui io mi nutro nel rapportarmi all’altro.

La confidenza: come si crea online? Come si sa quanto in là ci si deve spingere? Come si percepiscono i limiti dell’altro che non si devono oltrepassare? Come si trova la propria dimensione di comfort e di fiducia?

Ad essere onesti io non ve lo so dire: ognuno ha il proprio confine, quello spazio in cui si trova a suo agio e in cui solo alcuni riescono ad inserirsi con successo. Forse, anche lì, è questione di pelle (virtuale), di percezione… non tutti hanno la stessa sensibilità e sanno cogliere cosa è lecito e cosa no.
Io sono una persona piuttosto esuberante e, a volte, ripenso a quanto poco mi controllo e mi dico: “Mamma mia, che figura di menta!”.

Non sempre inserisco il cervello prima di aprire bocca, purtroppo.

Eppure, a dispetto di ogni mia previsione, mi sono trovata nel vortice della comunicazione virtuale e, con poche persone, sono riuscita a trovarmi in piena sintonia. Poche, perché io diffido sempre di chi va d’accordo con tutti: come nella vita reale, è impossibile avere feeling con tutti.

A distanza di due anni dal mio ingresso nel mondo dei rapporti virtuali posso dire di aver avuto l’onore ed il piacere di scoprire persone meravigliose: donne incredibili che ho potuto incontrare dal vivo per innamorarmene ancora di più.
Quello che ti attraversa il cuore quando te ne stai seduta al tavolo di un bar con un bicchiere di vino e patatine stantie, sfogliando libri ingialliti e parlando come se avessi sempre sentito le loro voci dal vivo, non si può raccontare a parole: le senti ridere, le osservi camminare accanto a te (mentre sudi come un maiale perché c’è il sole e - loro non lo sanno - ma tu stai trasportando 10 chili di libri), riprendere conversazioni che fino a ieri erano solo scritte e non sentire la differenza, poter finalmente riuscire ad associare un viso a un sentimento.


La rete ti toglie il dramma della piacevolezza a pelle, dell’insicurezza legata alla fisicità, ma riduce tutto a qualcosa di molto più intimo: sì, perché nel virtuale quello su cui ti misuri è l’interno. Te stesso. L’essenza di quello che sei. È in quella dimensione che si creano le interazioni: sono le anime nude e crude che si confrontano. E lì, gente, sono cazzi.
Lì non puoi più nasconderti dietro al pregiudizio: se non piaci, quello che non apprezzano sei TU.

Certo, ci sono sempre i limiti del linguaggio non verbale (che io vivo come essenziale) e le difese che tutti abbiamo per proteggerci restano; la speranza è sempre quella di piacere a chi piace a noi, è ovvio… Ma quando vengono meno certe barriere, l’unica cosa che ti rimane è essere capaci di mostrarsi per quello che si è. Quello sì che fa paura.
Il virtuale, al contrario di quello che si potrebbe pensare quindi, può farti molto più male del “reale” se visto in quest’ottica. Dare fiducia, avere la fiducia di qualcuno e non oltrepassare i limiti è una questione molto più complessa e delicata.
Capire. 

Capire l’altro, quanto l’altro vuole investire in te, quanto in profondità ci si voglia conoscere, quanto qualcuno è degno di fiducia, quanto di vero si dona e si riceve… quanto stai rompendo il cazzo. Sembra una sciocchezza, ma se si investe davvero in un rapporto, sono tutti punti incredibilmente importanti.

Io sono nuova in questo universo: c’è un’etichetta nel mondo virtuale, un bon ton di educazione che va rispettato e che è complicato da conoscere. E c’è un modo consono di approcciare l’altro, di scoprirlo per farsi scoprire.
Ognuno può scegliere quanto è disposto a donare di sé e può decidere fino a dove avere paura. Ci sono persone di cui non ti interessa sapere più di tanto e ce ne sono altre con cui piano piano coltivi te stesso.
Quando arriva il giorno in cui puoi finalmente abbracciare le persone che scegli come tue, ho capito ieri, il timore di deludere va alle stelle.
Sono salita su un treno per trovare due cucciole ad aspettarmi: due dolcezze nel panico, con sorrisi luminosi e una luce fatta di tenerezza negli occhi.

Sedute in quel vagone mi hanno raccontato dei loro timori e, ascoltandole, ho compreso anche io quanto quell’incontro fosse importante: ieri avrei portato a loro me stessa. Loro mi conoscevano già: certo, non conoscevano la mia essenza nel corpo, non potevano immaginare che sparo molte più vaccate dal vivo, che sono maldestra e che non riesco a tenere a mente neanche un “big Mac menù con Coca normale”.
E allora, parlando con quelle due cucciole, ho cominciato ad agitarmi un po’ anche io con loro: le insicurezze sono strisciate a galla e la consapevolezza di soffrire di diarrea verbale è tornata da me. Ieri era un banco di prova: quel timore che ti pervade quando ti fai conoscere è vivo più che mai in momenti come questi. 


E torna la pelle. Torna il contatto. Torna tutto quello che lo schermo ti leva: è ancora una volta “una prima impressione”, ma qui non ci sono scuse, perché quelle persone ti hanno già conosciuta.
C’è chi è arrossito e mi ha sciolto il cuore e c’è chi mi ha fatto innamorare con un ciao. Chi aveva il cuore negli occhi e chi mi ha travolto con l’entusiasmo. Ho assaporato la dolcezza delle donne, la spontaneità nelle parole, la saggezza di chi conosce questo mondo da tempo. Chi ti ha fatto scoppiare di divertimento per il desiderio di voler sapere TUTTO.
Io spesso mostro l’imbarazzo con il sorriso, l'eccesso di parole/entusiasmo e la goffaggine. Poi, diciamolo, sudavo come se stessi raccogliendo cotone nei campi… e quello non è che faccia proprio una bella impressione. E vengo da Brescia, il che implica che il mio accento rechi sempre con sé la cantilena del “Potaaa”.

I banchi di prova fanno sempre paura: i rapporti sono sempre difficili da bilanciare; non è mai facile sapere se sei “troppo” o “troppo poco”.
Ma quando decidi di non avere paura e di esistere con qualcuno, il giorno in cui ti ritrovi  parlare insieme, dal vivo e con la gioia nel cuore, sai che i timori fanno parte del mettersi in gioco… E che, per una volta, avere paura ne valeva la pena.

La confidenza si crea insieme, percependo l’altro e dando di te quanto lui vuole ricevere: piano piano, mai in modo affrettato.
Nessuno potrà mai dirti se eri all’altezza delle aspettative e, onestamente, esserlo non è per forza la cosa importante... tu non puoi essere diverso da quello che sei, dando loro ciò che hai: quello che conta è tornare a casa col sorriso, ripensare per ore ai sorrisi che ti sono stati regalati, renderti conto che ti sei alzata alle 6.30 e sei arrivata a casa alle 10:30 e non eri stanca neppure un quarto di quando ti alzi alle 5.30 per andare in ospedale. Portare con te il ricordo di una giornata volata troppo in fretta, sapendo che per quelle ore non hai pensato a nulla se non a stare bene.

Loro non hanno deluso le tue aspettative: sono andate ben oltre quello che ti saresti attesa.  Hanno abbattuto ogni scetticismo e ti sei sentita a casa. Già, a casa, con persone che vedevi per la prima volta nella tua vita. Basta questo a farti capire che ti sei sempre sbagliata e che ne valeva la pena.

Noi siamo quello che abbiamo da dare: il meglio che possiamo fare è cercare di donarci completamente. A volte è sufficiente, altre no: non possiamo cambiare questa realtà o forzare la confidenza. C’è un naturale ciclo delle emozioni anche dietro ad uno schermo: se lo rispetti puoi scoprire che anche internet ha i suoi perché.

giovedì 28 agosto 2014

Recensione: "Di Carne e Di Carta" di Mirya

Prima i link: il libro lo trovate in vendita su Amazon qui.
La pagina FB dell'autrice vi attende numerosi qui.
E, se vi siete persi recensione e Read along di Please Another Book, rimediate ed andate a recuperarli qui.


Io non ho mai scritto una vera recensione. In generale,  io faccio pena a scrivere recensioni: non sono brava a lasciarle a fanfiction e storie originali che leggo e sono ancora più negata quando si tratta di libri.
La ragione è tristemente banale e si compone di due elementi: prima di tutto la mia logorrea che non si sa concretizzare in una serie di asserzioni sensate e inerenti al libro, ma che si manifesta - come una patologia - sottoforma di deliri estasiati e ripetizioni. La seconda è che, essenzialmente, non so fare un’analisi del testo, ecco.

Perché faccio questo preambolo? Perché è bene che sappiate cosa vi aspetta. Mi scuso, ma una recensione a Di Carne e Di carta non la potevo non lasciare: l’ho deciso due mesi fa e lo dovevo a me stessa. Ho stabilito che avrei provato ad andare oltre il mio patetico limite e avrei provato a spiegare perché questo è un libro da leggere. Non aspettatevi riflessioni e considerazioni puntuali come in una vera recensione: per quelle vi rimando a tutto ciò che ogni ragazza della banda del Read Along ha scritto. Ma non cercherò di fingere di possedere il dono della sintesi (perché non so prioprio essere breve e non voglio illudervi)… Cercherò, però, di parlarvene senza spoilerare. Perché è terribile leggere commenti ad un libro in cui ti raccontano cosa leggerai.

Ma andiamo con ordine: perché questo libro di chiama “Di carne e di carta”? Per una ragione precisa e narrata nella storia dall’autrice, ma secondo me non solo. Chiara, la protagonista, ama la carta. La ama in modo così profondo da affidare a lei le sue speranze sulla carne.
Chiara è giovane, appassionata e completamente dedita alle parole scritte: la carta non sbaglia e tocca il cuore e l’anima come la carne non sa fare. Come gli uomini di carne non sanno fare. L’inchiostro su carta sa raccontare verità e sa spiegare l’essere umano in modo viscerale e onesto.

La carta non sbaglia. La carne sbaglia la maggior parte delle volte.

Leonardo è un uomo di carne. Leonardo è rigido e scientifico, controllato e inflessibile. Leonardo è un ricercatore, proprio come Chiara. Un assistente, per la precisione. Non tollera i sentimentalismi applicati alla carta. E, nello specifico, non sopporta l’approccio emotivo di Chiara allo studio della letteratura.

Io sono un’ex studentessa di Liceo Classico e, come tale, sono stata pennellata per anni con il sommo Dante. E per anni l’ho sopportato a malapena.
Alle 8 di mattina venivo martellata con il Purgatorio e l’unica cosa che riuscivo a pensare era: “Che tu sia maledetto, Alighieri. Che tu possa bruciare nelle fiamme del tuo stesso Inferno. Quello almeno mi piaceva.”… L’ho letto e vissuto come un logorroico omuncolo, piazzato su questa terra per avvelenare i miei mercoledì mattina. Perché il mercoledì alle 8 da me era l’ora della Divina Commedia.

Sono passati tanti anni da quei mercoledì che, nonostante il mio fenomenale professore di Italiano, non sono mai riusciti a farmi osservare Dante con occhio diverso e, solo ora, comprendo che di Dante non avevo capito niente. E confesso di averlo capito piano piano mentre ascoltavo Leonardo e Chiara parlarne.

Sì, lo so, sono digressioni inutili quelle che state leggendo, ma cercate di seguirmi per quello che è possibile.

Di Carne e Di carta non è un libro solo, sono tanti libri intrecciati in una singola storia: è un libro sull’amore, è vero, ma leggerlo solo con quel proposito è quanto di più riduzionistico si possa fare.
Quello di Mirya è un lavoro su tanti fronti di cui la storia d’amore è solo la rotaia madre che ci fa viaggiare dallo studio universitario in cui Chiara e Leonardo si incontrano, fino alle supposte evacuanti effervescenti. Non cercate di capire questa frase: non potrete farlo finché non avrete letto il libro.
Di carne e carta è un libro sulle donne: sul cuore diverso che ognuna porta nel petto, sulla passione che le nutre e sull’idea dell’amore che le accompagna. Sulle fantasie perfette che leggiamo sulla carta e sulle delusioni costanti che la carne ci propina.

È un libro sul lavoro e sulla fatica: Chiara è un’insegnate, come Alessandra, la sua amica più cara e figura chiave in tutta la storia. La sua ragione e il suo sostegno fedele. L’amica con cui condivide tutto: il vino, le parole e la musica. E il cuore, perché tutte avremmo bisogno di un’Alessandra: quella persona che accarezza le nostre debolezze e che condivide con noi le proprie, una donna frizzante e complicata, eppure così semplice nell’anima. Quella che ci parla con le canzoni e ci protegge con le unghie e con i denti. E che noi difendiamo e accudiamo come se fosse un parte preziosa di noi, proprio come fa Chiara.

Di carne e di carta è un’ode alla musica e una storia sul dolore che alcune persone devono tollerare e con cui sono costretti ad imparare a convivere.
È il racconto dell’impegno che richiedono i compromessi nei rapporti umani.
È un libro sugli errori e sulle geometrie, sui cerchi che, come Leonardo, non quadrano.
Sulle relazione e su cosa significa crescere come persone, perché siamo sempre bambini cocciuti, convinti di essere adulti e di avere ragione. È un libro che ti fa scoprire come la ragione è quasi sempre nel mezzo degli estremi. Nel mezzo delle passioni. Nel mezzo delle certezze.
Ed è un libro sui libri, sugli autori dei libri, su ciò che vive e pulsa sotto l’inchiostro e la carta.
È un racconto su così tante cose che non le so elencare tutte, ma non commettere l’errore di sentire solo la voce della storia romantica nelle parole di Mirya.
È anche un libro su Dante, però.

Chiara è un’insegnate di ruolo e una Dottoranda ed è per questo suo secondo impegno professionale che si scontra con Leonardo: uso la parola “scontra” non perché sbattono l’uno contro l’altro come Licia e Mirko in Kiss me Licia.
Tutto inizia con la tesi di Dottorato di Chiara… che, per una serie di eventi, viene affidata alle dita impietose e alla penna inarrestabile di Leonardo, appunto: l’assistente della docente che seguiva Chiara. La tesi è proprio su Dante, autore di cui Leonardo sa troppo ma, allo stesso tempo, niente. Come di tante altre cose, mi sento aggiungere. Se stesso compreso.

Questo è uno spoiler? Se lo è mi scuso, ma ho perso il filo di me stessa e non so fare un’analisi del testo. La mia recensione si sta rivelando più inutile del previsto.
Perché io non so usare le parole come Mirya, non so raccontare la carta come lei attraverso Chiara e, nel mio tentativo di spiegarvi perché dovreste leggere Di carne e di carta sto solo creando confusione senza dire nulla.

L’inizio del rapporto professionale tra i due protagonisti non è dei migliori: lui è uno stronzo (sensuale e testardo) e lei è emotiva e impulsiva. Sono ragione e passione che fanno un frontale e che si rottamano l’un l’altro e che, come sempre nella vita, rappresentano reciprocamente l’ostacolo per la serenità dell’altro. Chiara e Leonardo sono le due metà dell’approccio alla ricerca universitaria: il metodo scientifico Vs l’amore per la materia. È solo leggendo il libro che si può capire quanto questi due elementi siano entrambi essenziali per un buono studio accademico… e non solo. Lo sono (e lo si comprende pagina dopo pagina) anche per la vita stessa.
Se l’inizio è complicato, immaginatevi il resto! Lei è una forza della natura, che ci guida nell’anima di una donna piena di emozioni e che ama il suo lavoro, raccontandoci la scuola che abbiamo sempre conosciuto attraverso gli occhi di chi siede sulla cattedra e cerca ogni giorno di mostrare quanto imparare e conoscere possa essere meraviglioso.
Lui è un uomo che sembra incomprensibile e che passa buona parte del suo tempo a combattere invisibili e estenuanti lotte. Con che cosa non ve lo posso raccontare, ma sentirete la fatica di queste guerre osservandolo insieme a Chiara dall’inizio alla fine.

E, se sceglierete di leggere quest’avventura a TuttoTondo (e qui uso la mia parola preferita - storpiata da me con le due T maiuscole - perché di tondi se ne parla in continuazione in riferimento a Leonardo e perché c’è davvero di tutto!), verrete guidati nell’uso melodico che Mirya sa fare delle parole per scoprire che anche alcuni romanzi d’amore possono portarvi a riflettere su mille altre cose, che la carta narra dell’imperfezione della carne e che, attraverso la carne, ogni tanto vediamo che - FORSE - neanche la carta regge il confronto. E anche le storie romantiche possono insegnarvi ad amare allo stesso modo la carne e la carta. Persino Dante.


Alla fine di tutto ciò posso solo aggiungere: non fatevi sviare dalle mie parole che non sanno spiegare nulla. LEGGETE QUESTO LIBRO e amatelo.
Quando l'ho letto su EFP la prima volta sono stata terribilmente superficiale e mi sono limitata a divorare con voracità i dettagli romantici, senza ascoltare davvero la voce di Mirya: la seconda lettura (avvenuta in occasione del RA dopo la pubblicazione dell'ebook) mi ha permesso di scoprire che questo è un libro a colori (le sfumature le lascio altrove... tanto qui quella parola non sarebbe sufficiente) e di imparare. Quando un libro lascia davvero il segno lo capisci perché ti ha insegnato qualcosa attraverso i suoi personaggi. Leggetelo con attenzione e saprete davvero chi sono Chiara e Leonardo e cosa vuol dire parlare della carta e della carta. E dall'amore. E della vita.
E, Mirya, perdonami: se perderai lettori per colpa mia, ti rimborserò con del vino. Un cartone di  "La moglie ubriaca”.

domenica 15 giugno 2014

"Di carne e Di carta" di Mirya su Amazon


"Di carne e di carta" di Mirya su Amazon.

Dunque, questa è una novità per me: è la prima volta che scrivo un post per consigliare un libro, eppure non potevo non farlo. 

Che bazzica su EFP nella sezione romantico non può non aver sentito nominare questa storia: io stessa, che sono risaputamente una che non sa mai nulla di EFP, l'ho conosciuta e letta su consiglio della mia Beta tempo fa (in ritardo rispetto alla mia permanenza). 

Ora, perché vi dico questo? Perché se avete letto e amato quella storia, da oggi avete la possibilità di avere sul vostro ereader la versione rivisitata da Mirya e pubblicata su Amazon. 

Non sono brava con le presentazioni: fallisco in continuazione quando tento di pubblicizzare e presentare la mia stessa storia, per cui non aspettatevi nulla di decente neanche in questo caso... Anche se ci terrei molto di più a presentare per bene questo libro. 

Già, perché da oggi "Di carne e Di carta" è davvero un libro: non più una fanfiction originale, non più solo un racconto online, non è più solo una storia amatoriale... È un libro, con tanto di copertina e sinossi. Ecco, forse se comincio a presentarvela dalla sinossi faccio qualcosa di buono:

"Chiara vive di carta. Insegna, studia e legge di tutto. Sui libri e coi libri è cresciuta, i libri sono stati la sua famiglia e i suoi migliori amici e dai libri ha appreso l’amore: l’amore per le pagine ma anche per gli uomini che in quelle pagine vivono.
Leonardo entra nella sua vita per seguirla nel Dottorato di ricerca, ed è un uomo concentrato sulla realtà di carne: per lui il distacco dalle parole scritte è vitale e non accetta l’approccio passionale di Chiara. Ma è stato davvero un caso, a portarlo da lei, o c’è una trama anche dietro al loro incontro?
Tra un canto di Dante e una canzone degli ABBA si combatte la guerra tra la carne e la carta, una guerra che non ha vincitori né perdenti e che forse non ha nemmeno schieramenti."


 
Perché leggerla? Perché Leonardo vi polverizzerà le mutande e a tratti vi spingerà a cospargerlo con le ceneri delle suddette mutande in segno di disapprovazione. Perché è una storia che vi farà fare nottata (è passato tanto da quando l'ho letta, ma ricordo che mi sono fatta la classica lettura "tutta d'un fiato"). Perché è scritta benissimo e perché è un'occasione d'oro per esplorare questa carta e questa carne. 


E perché per leggerla vi servirà la musica: aprire la copertina sarà come posare la testina del giradischi sull'album degli ABBA, lasciare che la puntina scorra e canti per voi. 

La musica sarà con voi, con Chiara e con Leonardo dall'inizio alla fine: vi racconterà quello che sentirete voi, vi anticiperà le verità tra le parole e vi cullerà, dando forma e consistenza ad ogni capitolo, accompagnandovi in questo viaggio. 
Nel viaggio che esplora la perfezione della carta e la confronta con quella così imprecisa, così deludente della carne: quella carne che, però, sa far innamorare, fa soffrire, fa arrabbiare, fa sorridere e insinua conflitti nel cuore. Un viaggio in cui Mirya vi guida con passione, attenzione, cura, fantasia e amore, usando le parole come solo chi adora la scrittura sa fare. E come solo chi sa davvero scrivere riesce.

Carne o Carta? Cosa sceglierete? Cosa sceglierà Chiara? Cosa scegliere la vita? Leggete e lo scoprirete.

Ci sono un po' di precisazioni da fare: la prima viene direttamente dalla voce dell'autrice, per cui vi rimando al suo Blog per le informazioni specifiche sul prezzo e su Amazon. Qui troverete tutto quello che c'è da sapere. 


Verità numero due: sia che l'abbiate già letta o meno, in occasione della pubblicazione c'è una meravigliosa avventura. Please another Book organizza il Read Along di "Di carne e di carta". Un momento di condivisione che in questi mesi mi ha dato tantissimo e che vi consiglio di non lasciarvi scappare.

Il blog lo trovate a questo indirizzo e credo che a breve verrà pubblicato il post specifico con le informazioni sul Read Along. Se ancora non seguite questa blogger, vi invito a farlo subitissimo sia sul blog che sulla sua pagina facebook.

In tutto questo, siccome io non sono pratica di queste cose, mi limiterò a darvi un consiglio su qualcosa che conosco, su indicazione delle parole stesse dell'autrice che troverete nel libro: la musica.

Già, procuratevi la colonna sonora e lasciate che vi accarezzi il cuore mentre le parole che leggerete vi accarezzarenno gli occhi e l'anima.

Iniziate con "Thank you for the music" 




e concludete con "Super Trouper"






Io vi ho messo la versione originale, ma voi scegliete quelle che più vi aggradano... La musica fa sempre bene, anche cantata da una voce e da un cuore diverso da quello originale, purché sia cantata con l'anima. Se preferite le versioni di Mamma Mia!, usate la soundtrack di quel film: molte delle canzoni le troverete citate nel libro. 

Ecco, come al solito mi sono dilungata e avrò scordato metà delle cose importanti da dire ma, se mi avete letto qualche volta, ormai ci sarete abituati.

Auguro a tutti una meravigliosa lettura e spero di trovarvi al Read Along!

NB: Okay, faccio un'aggiunta di me stessa perché quella cover l'ho fatta solo per l'autrice e per questo giorno... Se vi volete fare del male, qui trovate la sottoscritta che canta Super Trouper.

Super Trouper acoustic Cover


venerdì 13 giugno 2014

What's going on? Qualche notizia di "scrittura": TuttoTondo e altro.

Partiamo con un bel link a questo capolavoro musicale:

"What's up?" delle favolose 4 Non Blondes... Sempre perché la musica degli anni '80 è ancora tra le top 4... Per me la musica dopo gli anni '90 ha smesso di essere davvero magica. Ma sono dettagli inutili.






What's going on? Che succede? A che punto siamo? Oggi a un punto morto su tanti fronti, ma siccome mi rendo conto che non tutti sono nel mio gruppo e non tutti sanno le ragioni dei miei aggiornamenti lenti (alcune delle ragioni), facciamo un bel post riassuntivo con gli spoiler che ho postato nel gruppo e qualche notizia.

Sto scrivendo. Sì, molto poco e con la velocità di un bradipo, ma quando posso ritagliarmi 20 minuti mi dedico alla scrittura almeno un po'.
Purtroppo per me e per chi legge la mia storia, io sono in un periodo infernale, noto ai più come "l'ultima sessione d'esame + tirocinio + tesi", il che significa che faccio fatica anche a trovare il tempo per occuparmi delle mie questioni private (ad esempio: il mio pc fisso è abbandonato a se stesso, inchiodato da non so che problemi da una decina di giorni sulla mia scrivania... e lì rimarrà, perché io non ho tempo di portarlo in assistenza). Questo lo scrivo per chi mi ha chiesto aggiornamenti più rapidi, settimanali e frequenti: se leggete la mia storia sapete che produco capitoli eccessivamente lunghi e questo richiede tanto tempo e tanta fatica. Tempo che, al momento, non posseggo. 

Mi piacerebbe moltissimo poter pubblicare un nuovo capitolo ogni settimana e se fossi capace di scrivere capitoli di qualche pagina, sarebbe fattibile (anche se, in ogni caso, dovrei riuscire ad incastrarmi con la Beta e in queste settimane riusciamo a malapena a sentirci via telefono perché abbiamo entrambe un periodo di fuoco). Purtroppo non è così e, soprattutto, nel limite delle mie ristrettissime possibilità, io cerco sempre di mettere online capitoli che mi soddisfino e che siano scritti almeno decentemente (per quello che io, con le mie enormi mancanze, riesco a fare).

Per cui, con mio enorme rammarico, mi trovo di nuovo a dover sottolineare che gli aggiornamenti saranno lenti e sporadici: non lo faccio per dispetto e non biasimo chi, a fronte di ciò, abbandona la lettura di TuttoTondo.
Gli obblighi e i doveri della vita vera hanno la precedenza su ogni mia passione e non può essere diversamente: faccio il possibile, ma scrivere è un passatempo che mi viene in modo mediocre anche quando sono del tutto concentrata su quello, figuriamoci quando sono in un periodo come questo. 

Ripeto, se sceglierete di non leggere più, capisco benissimo. A chi, invece, decidere di rimanere, va la mia immensa gratitudine e il mio più profondo affetto e rispetto. Mi scuso davvero con tutti.

Detto ciò, tolto il dente dolente, faccio un piccolo sunto degli spoiler disponibili.

Spoiler 1 TuttoTondo:

"Gli occhi duri e la voce bassa:
“Ti ricordo che la spesa la facciamo insieme.”
“Sì, ma…”
“Smettila, Med.” il suo tono di rimprovero non lascia spazio al mio tentativo di cambiare argomento. Alex sposta improvvisamente l’attenzione lontano da me e si dirige verso la mia camera.
"Dov'è?"
Sospiro mortificata e lo seguo.
"Vicino al letto."
"L'hai aperta?"
"No."
Da quel momento scelgo la mia linea di difesa: il silenzio. Parlerò solo in presenza del mio avvocato, chiedendo la non imputabilità.

Lui sembra dimenticarsi di me, precipitandosi nella mia stanza e ignorandomi del tutto."


Spoiler 2 TuttoTondo:

"Ci sono due momenti drammatici in una relazione che non dovrebbero mai avere luogo troppo presto: presentare tuo fratello al tuo partner e incontrare due membri della famiglia di quest’ultimo dopo aver fatto tre rampe di scale di corsa.
L’evento si trasforma in tragedia se uno di questi due è un bambino di sette anni con gli occhi tendenti al grigio, lo sguardo da inquisitore spagnolo e i capelli biondo scuro - che lo fanno somigliare troppo al tuo ragazzo.
Cosa fai quando entri in casa con tuo fratello (che si è auto.invitato a pranzo) e trovi il tuo coinquilino/compagno seduto al tavolo della cucina, con un gran pezzo di figo che non hai mai visto e il sopracitato bambino sulle ginocchia, che decora ad arte (pessima) una cosa simile ad una cheesecake?
Come agisci quando il tuo ragazzo ammicca col suo bel faccino da Americano e afferma:
“Med, questi sono Adam e Andie, mio fratello e suo figlio.”?
Qual è la mossa matura quando tre paia di occhi da Pokemon (che ora capisci essere un problema genetico) di gradazioni diverse si piazzano sulla tua faccia sudata e paonazza?

Fai come me: ti nascondi in bagno."


Ricordo che "L'imbarazzante piacere del TuttoTondo" è disponibile online su efp qui.


Uno spoilerino di qualcosa che ho in scrittura da un po': il seguito di Data di scadenza.

“Monica!” la voce di Tessa arriva nervosa e intrisa di panico ancora prima che la porta si chiuda alle sue spalle: tutti gli ospiti sono in posizione, silenziosi e sorridenti.
“Monica, dove cazzo sei?” il rumore delle chiavi che sbattono sul tavolino d’entrata rimbomba nel silenzio della casa, “Quella inetta della mia estetista ha fatto un disastro!”


“Non puoi capire: le ho chiaramente detto di farmi una normale brasiliana. Non mi sembra così complicato, no?” i passi di Tessa si avvicinano pericolosamente al salotto colmo di amici che ascoltano attenti le sue parole.
Monica sente un brivido attraversarle lo stomaco quando la sua coinquilina non sembra intenzionata a farmarsi: “E invece no! Monica, me l’ha sbarbata a metà! Ho mezza topina disboscata e mezza no! Ora come cazzo faccio? Io domani sera la volevo dare a Lorenzo!”


 
E, ultimo ma non ultimo, qualcosa che ho in cantiere da una vita, che ha subito qualche modifica e che è nato per una disavventura di una delle TuttoTondine con un vicino di casa: Andy e Drew... evito di mettere lo spoiler, viste le spiacevoli disavventure che sembrano accadere a chi agisce in modo stupido, ma volevo far sapere alla suddetta TuttoTondina che quella storia c'è, esiste ed è viva e in divenire nel mio computer.

Eventualmente, se qualcuno sarà interessato, metterò lo spoiler in privato su FB su richiesta e/o nel gruppo.

Credo di aver finito. Soprattutto ho finito la mia unica pausa studio del pomeriggio.
Abbandono la nave ringraziando le persone che ancora mi leggono, baciando con la lingua quelli che ancora hanno voglia di lasciare un commento agli sporadici capitoli che arrivano: senza i vostri incoraggiamenti credo che avrei desistito da tempo. Un grazie di cuore a chi c'è stato in passato, ha letto le mie storie anche se, giustamente, ha abbandonato. Avete comunque la mia gratitudine più sincera.