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lunedì 21 settembre 2015

Ritorno alla scrittura: la paura di scrivere ancora e gli aggiornamenti.

Sfortunatamente questa mattina non posso mettermi a fare lughi post (in realtà, per chi legge è una botta di vita), perché tra pochissimo devo essere al lavoro.

Ma nell'utlimo anno e mezzo ho trascurato tutto quello che per me aveva a che fare con la scrittura: questo blog (su cui ho scritto solo in occasioni specifiche), la mia long, le mie storie e ogni idea che mi giungeva in testa. Per la prima volta da quando so leggere ho trascurato persino la lettura, lasciando il kindle spento per un'infinità di mesi: fino ad Agosto 2015, praticamente, non ho letto nulla... e non mi era davvero mai successo.

Due settimane fa avevo preparato un post per il blog, che però non ho pubblicato: era una riflessione sui siti di incontri... Sulle applicazioni che favorirebbero gli incontri.
Non l'ho pubblicato e non so neanche perché, ma forse è stato un bene.
Questa settimana, improvvisamente, ho aperto un documento vuoto e mi sono messa a scrivere: mi sono messa a scrivere una storia ispirata proprio da quel post sconclusionato.
E, se da cosa nasce cosa, dopo averla pubblicata è successo un altro miracolo in cui non credevo dal 2013 (perché, forse un giorno spiegherò cosa è successo, ma il piacere della scrittura, l'ispirazione e la voglia di scrivere sono venute meno nl 2013... per un evento, chiaramente legato alla scrittura.): gli ultimi capitoli erano stati tutti difficili da scrivere, ma dal capitolo 16 di TuttoTondo, non ero più riuscita a produrre nulla.

Ma torniamo a questa settimana: ho scritto questa one-shot e - non so neppure come - sono finita con incastrarla con una storia a cui tenevo tantissimo: Data di scadenza (cliccate per leggere).

E così mi sono trovata ad esplorare il punto di vista maschile della pressione sociale sull'amore... e dell'utilizzo dei siti di dating. Da qui:

“Uomo, 33 anni.” 
Come Gesù quando morì. Sono alla frutta.
“Bella presenza” 
Bella presenza non va bene. Bella presenza vuol dire brutto, ma che non fa vomitare. E le donne lo sanno.
“Lavoro stabile” 
Forse devo dire quale lavoro. Stabile potrebbe non attirare molto; magari vogliono il brivido dell’incertezza. Ma “programmatore informatico” temo evochi immagini costellate di capelli sporchi, acne, action figures e immaturità. E masturbazione. Non che alcune di queste cose non siano veriterire per la categoria, ma non so se è un buon biglietto da visita.
“Cerca compagna, affettuosa, a cui piaccia ridere e …”
Disperata quanto lui. No, così non va, sembra che sto cercando un barboncino. Un barboncino con senso dell'umorismo.

"Uomo, 33 anni. Introverso. Un po’ burbero."

È tutto quello che mi sento di scrivere senza sentirmi afflitto da livelli di sfiga inarrivabili. L’annuncio sul giornale è troppo.
A 33 anni Gesù è morto single, no? Augurandomi di andare oltre i 33, morirò single anche io. Per lo meno di questo è assolutamente certa mia nonna, la quale mi ha supplicato di pubblicare qualcosa sulla pagina degli annunci matrimoniali prima di farla morire di crepacuore.
Voleva che includessi maschi e femmine nelle preferenze:
«Se ti piace il fuco invece della fuca, va bene lo stesso. Non ascoltare tua madre. Andiamo in Spagna a fare il matrimonio, ma trovati qualcuno prima che io mi essicchi!».
«Nonna, non si dice fuca.»
«Si dice fica, lo so.»


Sono passata qui:
È difficile, tra maschi, ammettere che sei interessato a qualcosa di più del sesso: noi siamo cavernicoli, uomini duri che rifuggono i legami duraturi. Noi siamo i conquistatori, gli eterni ragazzini, quelli distaccati e che vogliono la loro libertà. Per un momento - più o meno breve - della vita, noi maschi siamo tutto questo: però a volte succede che, improvvisamente, tutti i tuoi amici hanno cominciato a sposarsi e alcuni parlano di bambini, di cambiare la macchina, di non poter uscire perché devono incontrare i futuri suoceri. E quando quello accade, ti rendi conto che non ti dispiacerebbe avere qualcuna di queste cose. Capisci che vorresti trovare qualcuno che le vuole con te, queste cose; qualcuno che non ti chiede di buttare via la Play Station, di portare la giacca la domenica a pranzo e di cambiare canale quando guardi The Walking Dead. Pensandoci, allora, capisci che, probabilmente, oggi sono poche le donne che ti chiederebbero di fare certe cose e che, forse, questa idea te la sei piantata da solo nella testa per giustificare le paure che avevi. Di impegnarti. Di restare da solo. Di diventare grande. Di diventare vecchio. 

E ne è uscita, appunto, It's a match!. C'è del romance, lo ammetto. Ed è comico e introspettivo, come mio solito.


Da questa One-shot, poi, l'impensabile: il girno dopo la pubblicazione, ho aperto il file di TuttoTondo e ho scritto come non facevo da anni. Non ho pensato a chi leggeva, non ho pensato a chi la giudicava, non ho pensato al'effetto wow o a cosa la gente poteva aspettarsi; ho solo pensato a me e alla mia storia. A quello che volevo raccontare quando l'ho iniziata. A quello che avevo da dire quando nel 2013 è venuto meno il piacere di scrivere.
Ieri sera, dopo che la Beta l'ha corretto, l'ho pubblicato. Dopo quasi un anno e mezzo ho aggiornato la mia long: la prima storia che mi ha fatto venire voglia di scrivere nella mia vita e quella che è diventata così difficile da scrivere in questi anni.

Ora, poco conta che - come è chiaro - dopo un anno e mezzo la gente non se la ricorda più e non la segue più; e non posso provedere se questo è stato un flash del passato o se la voglia di scrivere mi è tornata davvero. Quello che conta è che, almeno per una settimana, sono tornata a sentirmi bene con le mie storie; a non aver paura di scrivere e a non sentirle tutte sbagliate. Per una settimana le ho scritte e, santo cielo, per la prima volta da non so quanto, mi piaceva quello che scrivevo e mi piaceva scriverlo.


Ecco, tutto questo semplicemente per dire che non so se "tornata" davvero e quanto vorrei, ma qualcosa sono riuscita a farla e, quindi, è bene che segni la data sul calendario!

Quindi, ricapitoliamo i link:


Tuttotondo, Capitolo 17 (Importuni e In-opportunità): http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=3265971

Data di scadenza (vecchia, ma sarebbe da leggere prima della OS nuova): http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=1144227&i=1

It's a match!: http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=3261062&i=1

E, in ultimo, aggiungo il link a una OS, perché con l'inizio delle scuole e i racconti delle mie amiche mamme, stamattina mi sono trovata a scrivere il secondo capitolo di quella:

Un ultimo Natale: http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=2344266&i=1

Va detto, inoltre, che tutte le storie sono anche nel mio profilo su Wattpad,che io non amo molto, ma che pare essere più pratico di efp, soprattutto per l'utenza.

https://www.wattpad.com/user/MedOrMad

venerdì 1 maggio 2015

Di Fathers and Sons: padri e figli maschi.


Buon primo Maggio, gente che è felicemente a casa dal lavoro.
Tranne i signori della mia accademia di Yoga: loro lavorano anche oggi e mi avrebbero voluta in accademia a provare una lezione di "techno"... Che non so cosa sia. Ma giò il nome evoca un eccessivo sforzo.

In ogni caso, ho perso il binario: buon primo maggio e, come sempre, questo post nasce dal nulla, senza un vero scopo e senza sapere davvero cosa volessi dire.
Nasce perché tra una settimana torna in Italia fratelloh (purtroppo solo per 8 giorni) e, ogni volta che penso a fratelloh e padreh insieme, mi salta in testa "Father and Son" di Cat Stevens.
Anni fa andammo tutti e quattro a fare un viaggio on the road negli USA e avevo come piano originario di fare un montaggio video della vacanza, città per città: nel montaggio avevo deciso avrei incuso un video solo di papà e fratello con quella canzone di sottofondo. Il montaggio non l'ho ancora fatto, ma la canzone per me resta destinata ai due uomini della mia famiglia.

Per chi non la conosce, è probabilmente una delle più belle canzoni degli anni '70 e - ovviamente - racconta di un padre e di un figlio.
Il testo, per quanto mi concerne, è qualcosa di meraviglioso: è una sorta di diaologo e ho sempre pensato che sarebbe stato fico essere un maschio per poterla dedicare a qualcuno (in qualità di padre o di figlio)... Non racconta di un rapporto facile tra papà e figlio... Ma a me ha sempre toccato il cuore. SEMPRE:
Sarà la musica, sarà la voce di un padre che cerca di consigliare e sente di sapere, sarà la voce di un figlio che prova a parlare, a far sentire la sua voce... Il confronto di due generazioni che cercano di parlarsi.

Per chi mastica l'inglese, in fondo incollerò il testo (e vi invito fortemente ad andare ad ascoltare la versione originale di Cat Stevens), perché la musica del secolo scorso resta la migliore... E le canzoni d'amore più belle sono quelle tra genitori e figli. Di questo sono convinta.

Non ero online il giorno della festa del papà: non ero online neppure col cervello, come non lo è stato fratelloh, perché questo Marzo l'ha ricordato ad entrambi mamma che era la festa del papà.
Io ero qui fisicamente, ma la testa non l'avevo. Fratello era a Dubai, e sospetto che sia sconnesso dalle feste italiane. E allora ai papà ci penso oggi, io: ai papà che oggi non lavorano... e magari sono a casa o in giro coi figli.

Ecco, ho fatto tutto questo preambolo perché, come ho detto, venerdì arriverà fratelloh e in questi anni più che mai questa canzone è per mio Padreh e per mio Fratelloh... Testardi, rumorosi, tattofobici (in casa mia lo sono tutti, tranne me... Io sono appiccicosa e compenso per tutti), ma in fondo uguali l'uno all'altro.
Fossi maschio l'avrei cantata a padreh almeno una volta.
Fossi maschio l'avrei dedicata ad un figlio prima o poi.


Quindi, in piena emotività per il ritorno di fratello, l'ho cantata (con pessimi risultati, visto che sono femmina e beccare la tonalità di un maschio non è così facile per me) e la dedico - da donna che ha avuto sotto gli occhi un Father e un son per 31 anni - ai papà e ai figli.

https://soundcloud.com/morma-1/father-son-1

A quelli che si capiscono quando si parlano.
A quelli che non sanno comunicare.
A quei figli ancora troppo piccoli per mettere in discussione i padri.
A quelli che, troppo grandi, si pentono di aver messo in discussione i propri...
A quei papà che ogni giorno insegnano ai loro figli che "you're still young" "look at me, I am old, but I'm happy".
A quei papà che sanno cosa vuol dire essere giovani; che insegnano ai figli ad essere pazienti e a riflettere...
E a quelli che incoraggiano l'impulsività.
A quei figli che cercano di mostrare ai padri che sono uomini e possono fare da soli.
E a quei padri che, nonostante il tempo e gli anni sulla carta di identità, vedranno sempre nei loro figli dei ragazzini da consigliare e da guidare. Sempre.
E a quei figli che pensano di non avere più bisogno dei consigli di un altro uomo. Pensano.

Ai rapporti al testosterone: si amano, si scontrano, si spalleggiano, si accudiscono e si sgidano a vicenda. Perché i rapporti bellissimi, emotivi e di complicità e conflitto non sono solo quelli tra femmine...


E la dedico ai miei "father and son", perché tra una settimana si rivedranno e questa canzone sarà di nuovo e sempre per loro!

Link al testo: http://www.azlyrics.com/lyrics/catstevens/fatherandson.html

martedì 28 aprile 2015

Levare la ruggine: scrivere è come il sesso.

Tornare alla normalità e alle proprie abitudini dopo un lunghissimo periodo di stop è virtualmente impossibile.
Un po' come quando torni dall'Erasmus, strisciare piano nel mondo che ti sei lasciato alle spalle è sempre difficile.
È difficile per due ragioni: innazitutto, tu sei rimasto nella tua bolla, ma il resto del mondo è cambiato e capire in che modo si è modificato e come tu puoi adattarti è come cercare di pronunciare la j spagnola senza scatarrare. In secondo luogo, è difficile perché la sensazione di intorpedimento parte dal cervello e arriva alla lingua, alle dita, agli occhi.

Tornare è come svegliarsi da quel sogno che si fa periodicamente e non si ricorda. Lo conosci, non è la prima volta che ci hai a che fare, eppure non sia bene come gestirlo: lo ricordi? Lo sai di cosa parla davvero? Lo spapresti raccontare, visto che l'hai sognato più volte? Era sempre lo stesso o qualcosa è cambiato? Era una continuazione di quello che hai sognato in passato o hai dovuto ricominciare dal principio?

Io questa cosa del "ritorno al passato" la faccio periodicamente: in genere perché la situazione mi sfugge di mano.
Questo post non ha un vero significato. È il mio tentativo di oliare le dita, la mente e l'anima per tornare a mettere due parole in fila.

Agli scrittori non penso capiti, ma ai comuni mortali, quelli che fanno viaggi mentali e basta, credo succeda molto spesso di dimenticarsi come si fa a scrivere un pensiero, un'idea, una fantasia.
È facile scordarsi come si fa a sviluppare quell'idea: l'ultima volta che io me lo scordata, ho riscritto TuttoTondo dal principio.

Non ti ricordi più la voce dei tuoi personaggi e non sei più sicura di conoscerli così bene.

E poi, il peggio: sai che avevi avuto qualche idea interessante su cosa dovevi scrivere... avevi anche messo giù qualche appunto. Ma a distanza di tempo non è che abbia poi così tanto senso.

Ogni tanto penso che le volte in cui scrivo, lo faccio per esorcizzare me stessa: probabilmente non ho nulla di davvero interessante da dire agli altri. È possibile che abbia qualcosa da dire a una parte di me che se ne sta sdraiata supina sul fondo di me stessa, sovrastata dalla me molto più esuberante, polemica, rumorosa e disorganizzata. Forse ho una mente troppo disordinata per raccontare qualcosa di coerente... che sia coerente con se stesso e con me dal principio alla fine.

Altre volte, invece, penso che l'ostacolo a me stessa nello scrivere sia la cantilena che gira in testa ogni volta: "Non essere banale. Non essere scontata. Non essere pallosa.". Che poi, ad essere obiettivi, fare così è il modo più veloce per essere esattamente tutte le cose che non vorresti essere.

Non. Non. Non. NON. Un sacco di "non". 

Scrivere per me è un divertimento, nulla più... ma io ho un caratteraccio e, quando non riesco a fare una cosa, mi inalbero come un armadillo, faccio l'isterica e mi incazzo.
Sono Ariete. Detesto perdere. Detesto fallire. E, soprattutto, detesto non riuscire a fare quello che mi ripropongo di fare.
Detto questo, tornare a fare qualcosa di piacevole a volte richiede tempo... e qualche momento di disagio, prima di poterlo gustare ancora.

Ed è qui che il mio essere cazzara esce, vi avviso.
Anche quando non si fa sesso da un po', quando si ha la fortuna di avere nuovamente udienza con Eros, ci sono quei primi attimi di incertezza, di tentennamento, di fastidio.

Sì, sto dicendo che tornare a scrivere dopo qualche mese è come tornare a fare l'amore dopo un periodo di astinenza (sfortuna).

Prima di confermare la vostra idea su di me (cioè, che sono una vera imbecille), statemi a sentire.

In entrambi i casi:

1) all'inzio ti senti elettrizzata, perché puoi di nuovo farlo, eppure sei dubbiosa sul come farlo.
2) Quando cominci, le dita si muovono incerte e impazienti sulla superficie: vorrebbero saper scorrere con sicurezza e al ritmo giusto, proprio come l'ultima volta.
3) La mente è annebbiata dal desiderio di concretizzare, di fare, subito e bene! È intropidita dal bisogno. È confusa su come iniziare.
4) Quando inzia davvero, arriva il panico: "lo sto facendo bene? Nel modo giusto? È così che voglio che sia? Mi sta piacendo il modo in cui lo faccio? Lo facevo così anche prima?"
5) Poi c'è il respiro e c'è il sangue: nelle dita e nella testa. Scorrono, dalla testa alle dita, il sangue e, con lui, l'ossigeno. Ti chiedi se è come te lo ricordavi tu... Se è meglio. Se è peggio.
6) Quando tutto prende forma, ci sono quei primi momenti di fastidio: le sensazioni sembrano nuove, sembrano sconosciute. Ogni tanto sembrano persino spiacevoli perché sei arruginita.
7) Le parole e la voce ti si bloccano in gola: i suoni e i pensieri che prima parevano coerenti, improvvisamente non riescono più a prendere forma. Eppure una volta scrivevi senza pensarci. Eppure una volta ti ricordavi che, durante il sesso, eri ancora in grado di pensare e di usare le corde vocali.
8) L'indecisione: tra quanto? Cosa va fatto prima? Cosa viene dopo? Il tempo è giusto?
9) La pelle: la pelle e i nervi prudono e tremano. Ci sono così tante cose vuoi fare e le vorresti subito, per non perdere tempo. Pazientare, quando si ricomincia, sembra impossibile.
10) Lì arrivano i "non": non così. Non lì. Non quella cosa. Non sono più capace.
11) Il calore: ah, il calore è quello che cambia tutto. Lo senti quando scrivi senza riuscire a fermarti, senza sapere cosa volevi scrivere e dove ti sta portando. Lo avverti quando smetti di pensare ai "non" e ascolti le TUE esigenze, quando fai sesso.

Ma c'è una cosa che, credo e spero, vale per tanto per il sesso, quanto per la scrittura. Non ci sono le istruzioni da seguire: si segue se stessi. Si segue solo quello che sai di te... Parli per te. Scrivi ciò che vorresti leggere tu. Fai l'amore con te e per te.

E allora, quando si torna a scrivere e a fare l'amore, si accetta di essere impacciati e arruginiti... Magari non tornerai a scrivere e a fare l'amore come prima, è vero, ma - forse - imparerai a farlo in modo diverso. Per te più bello. Oppure scoprirari che non lo vuoi più fare (scrivere... fare l'amore, non credo), e andrà bene lo stesso.

Le dita vorranno fare altro, magari. Ma se riesci a tornare a "fare" e riscopri il piacere che provavi a farlo, forse avrai persino l'impressione di essere brava. Che poi è quello è l'unica cosa che conta: che ti sia divertita e che sia soddisfatta.

In fondo, anche la scrittura, come il sesso, non deve per forza essere condivisa con altri. Anche la scrittura, come il sesso, può essere fatta solo con sé e per sé! TIÈ!

Direi che il mio ritorno al blog è all'altezza dei demenziali standard passati: ma poco conta. Mi sono divertita e ho scoperto che, sì, per me scrivere è come fare l'amore.

martedì 11 novembre 2014

PUZZLE COVER REVEAL (ottavo pezzo): TRENTATRÈ DI MIRYA





E se Dio fosse uno di noi?

Io sono cresciuta andando a scuola dalle suore.
Oggi comincio così, perché per la prima volta nella vita mi trovo a partecipare ad un Cover Reveal e non uno qualunque.
Chi è sfortunatamente approdato da queste parti in passato sa che questo non è un lit blog, ma la persona che ci scrive pensieri e idiozie ama la lettura. E ama leggere libri che si rivelano speciali. E ama chi quei libri li scrive.

Oggi sono qui per parlarvi di un libro che tra poco potrete stringere tra le vostre manine: “Trentatré” di Mirya.
Ammetto di essere un po’ fuori dal mio elemento e il mio post non è venuto come avrei voluto: speravo di riuscire a farvi capire quanto di meriviglioso ci attende in questo libro senza spoilerarvi e esprimendovi il mio amore incondizionato per l'autrice, ma le mie splendide ragazze della banda del Read Along nei giorni scorsi hanno saputo guidarvi nella scoperta di questo prezioso libro con la grazia che non posseggo io… e nel geniale tour organizzato da Anncleire di Please Another Book.

Che cosa sappiamo di Trentatré e che cosa possiamo dire?
Di fatto sappiamo molto poco (o, per lo meno, c’è poco che possiamo dire): già, perché Mirya reca malvagità inside e sulla sua pagina ha seminato spoiler e teaser dall’inizio dei tempi, eppure la verità è che non sappiamo davvero quello che ci aspetta.


Come le altre fanciulle, tempo addietro ho avuto l’onore di leggere il prologo (che ora siete così fortunati da poter ascoltare qui, letto direttamente dalla inebriante voce di Mirya) e praticamente da allora non sono più riuscita a smettere di pensarci.
Ma cosa si intuisce dalle anticipazioni?
Di cosa parla? Parla di Dio… anzi, di D. e di quello che neppure D. sa o può aspettarsi. Di un D che non conosce davvero quello che lui stesso ha creato e che si mostra in una veste umana ma pur sempre divina. Parla di noi e di un D. che impara dalle sue stesse creature: ne scopre la complessità e la Grazia.

Grace.

Un libro, l’ho detto più volte, non è mai una cosa sola: non aspettatevi nulla che possa essere intrappolato in una sola categoria. Mirya ha creato qualcosa che vuole andare oltre lo schema, qualcosa che scende nel profondo dei significati e che ti costringe a pensare. A riflettere. A indagare dentro di noi.

Mirya dice:


"Trentatré non è adatto a chi ha idee religiose molto convinte e serie e non gradisce riderci su. Non è adatto nemmeno a chi cerca solo un romance, perché non sarà un romance nel senso consueto del termine, anche se ci sarà una coppia principale. E ci saranno molte parti in questo libro che potrebbero dare fastidio, per motivi che capirete prestissimo.”



Io sono cresciuta dalle suore… e come per la maggior parte di quelli che l’hanno fatto, io e D. negli anni ci siamo un po’ persi di vista. Non sappiamo bene come definire il nostro rapporto, ma se tutto ha origine in lui e Mirya è stata il suo strumento, forse Dio ha un bel po’ di senso dell’umorismo e ha scelto di parlarmi attraverso una donna nuova. Stavolta senza veli. Sì, il doppio senso è assolutamente voluto.

Lei sa far ridere e pingere in un modo così geniale che, tra le lacrime, non saprete dire se state piangendo dal ridere o di disperazione. Ve lo dico per esperienza personale.

Non so se ci si può innamorare con le parole e delle parole, ma io credo di poter dichiarare che Mirya sa sedurre ogni volta che scrive. Sa toccare il lettore e se un autore riesce a lasciare un segno, allora ogni fatica sarà valsa la pena.
Bene: innamoratevi come me, abbiate la mente aperta e il cuore pronto… a ricevere qualcosa di più dell’amore, di più delle parole e di più del pensiero.

Mirya ci racconta una storia che non si muove mai su un solo piano, che esce dalla “safe zone” del genere o dell'argomento centrale e si dispiega in più direzioni, toccando verità e temi delicati, esplorando “l’amore” e “la vita”, qualunque cosa essi siano. L’ironia, il sarcasmo pungente, il modo vivido e preciso con cui l’autrice scaglia la storia nella mente di chi sceglierà questo libro, saranno il condimento perfetto: non so molto più di voi del libro (so qualcosa in più, lo ammetto), ma so che sarà un’esperienza unica. Un libro che lascia il segno con le sue parole e con i suoi protagonisti: e qui arriviamo al mio ruolo di oggi… Alla copertina.

Le mie “colleghe” in questo Cover Reveal vi hanno ormai fornito un quadro quasi completo della splendida modella che troneggia sulla copertina di Trentatré e oggi io vengo a voi col il penultimo pezzettino.






Sapete anche del Giveaway, ormai, in cui Mirya mette in regalo una copia del libro a chi saprà indovinare il nome di un personaggio di cui non ci ha svelato praticamente nulla. Ecco, per aiutarvi a vincere io oggi ho per voi l’ultima lettera!





Per vincere non dovrete fare altro che commentare l’ultima tappa di domani su Please another Book, con il nome che pensate appartenga al personaggio misterioso…

Ora, nel caso vi siate persi le tappe precendenti di questa avventura, vi ordino immediatamente di andare a visitare i blog che hanno partecipato (anche perché se no non potete indovinare il nome per il giveaway!)


Martedì 4 novembre: Primo Pezzo Anncleire su Please Another Book
Mercoledì 5 novembre: Secondo Pezzo Erika su Wonderful Monster
Giovedì 6 novembre: Terzo Pezzo Kikkasole su Testa e piedi tra le pagine dei libri
Venerdì 7 novembre: Quarto Pezzo @ciaradh_ & @Kiadalpi su Ikigai
Sabato 8 novembre: Quinto Pezzo @ilovereading_ su Petrichor
Domenica 9 novembre: Sesto Pezzo @Endif1 su Il Sorriso in una pagina
Lunedì 10 novembre: Settimo Pezzo @dituttocuore su Di Tutto Cuore


Domani tutti pezzi avranno un senso e troverete la copertina finale e la trama del libro svelati da Anncleire:
Mercoledì 12 novembre: Copertina completa + Trama su Please Another Book


E, in ultimo, due cosine (il termine è usato appositamente per Mirya, lei capirà perché) sull’autrice, proprio come raccontato negli altri blog:

"Mirya è indiscutibilmente nata; altrettanto indiscutibilmente vive, per puro caso a Ferrara, con il figlio e il marito. Il suo desiderio di includere nel nucleo familiare il kindle si è scontrato con la definizione di essere umano, che pare non potersi estendere al reader, nonostante esso risulti più utile e affezionato di alcuni cosiddetti esseri umani.
Sempre a Ferrara, per non ammorbare il resto del mondo, Mirya insegna le materie umanistiche e la sopportazione del dolore agli alunni liceali, celandosi dietro al suo reale nome anagrafico che, come tutte le cose reali, non dice nulla della realtà.”


La potete trovare su Facebook, su Twitter, su Efp e sul suo Blog.

lunedì 20 ottobre 2014

Manuale della perfetta adultera di Ella M. Endif


In realtà avevo in progetto di scrivere questo post cinque giorni fa, e cioè quando il libro è uscito su Amazon... ma faccio pena a gestire il tempo.

Ma andiamo con ordine: la mia stima nei confronti degli autori italiani che trovano il coraggio e la determinazione di autopubblicarsi è cresciuta in modo esponenziale nell'ultimo anno. Mesi fa non sapevo neanche cosa fosse il self-publishing, poi ho pensato fosse appannaggio degli Americani (che hanno un pubblico ben più vasto) e infine ho scoperto che è una realtà in continua crescita anche da noi.
Oggi sono qui proprio per un'autrice che ha scelto il self: Ella M. Endif e il suo "Manuale della perfetta adultera", disponibile da qualche giorno in vendita su  Amazon (per i lettori amanti di GR, avete a disposizione le info qui).

Di che parla? È una storia d'amore? È solo una storia d'amore? I libri scritti col cuore non sono mai solo storie d'amore, ma per capirlo bisogna saper leggere con una mente che vive le parole scritte, non si limita ad osservarle. Perché chi scrive modella per il lettore ogni frase con cura, gettando le basi per emozioni vivide e per spostarci dal nostro universo: essere spettatore in un libro significa assaggiare solo la metà di quello che l'autore ha fatto per noi. Ed Ella ha plasmato per noi un'avventura fatta di molte più forme d'amore e molte più sensazioni di quelle che la semplice dicitura "storia d'amore" può raccogliere. Basta leggere la trama (e aver barato, sbirciando oltre i 3 capitoli che l'autrice aveva messo a disposizione dei lettori prima dell'uscita) per capirlo:

"Loreline Preston vuole essere felice: vuole che il suo matrimonio funzioni, che le montagne che circondano North Conway inizino a piacerle, che suo figlio cresca amato e sicuro di sé. Ryan sa che nulla si ottiene senza sacrificio, perché nulla le è stato regalato e sa che rigore, disciplina ed onestà sono gli unici mezzi che ha per mantenere unita la propria famiglia. Non teme la rinuncia, anche se questo significa riporre i suoi sogni in un cassetto. Non teme la lotta contro se stessa perché, per amore di suo figlio, ha ridotto la sua voce interiore al silenzio e si è convinta di non desiderare altro.
Trevor Knight è un uomo ambizioso: vive a Chicago e lavora in uno studio legale prestigioso. Sa cosa significa avere potere, sa come manipolare persone e situazioni per trarne sempre un vantaggio. Autocontrollo e perseveranza sono i suoi tratti distintivi. Non ha legami e non ne sente la mancanza. Anche con la sua famiglia d’origine mantiene rapporti distaccati e quando i fratelli gli chiedono aiuto per un problema burocratico della scuola d’infanzia che dirigono, è costretto a trasferirsi per un po’ a North Conway.
Un solo bacio con uno sconosciuto è l’unico momento di pazzia che Ryan è disposta a concedersi nella sua esistenza fatta di doveri, prima di tornare ad Andy e a un matrimonio che le si sta frantumando tra le mani. Un solo bacio non basta a Trevor, che pensava di avere già tutto ciò che desiderava e scopre, invece, di avere un vuoto che soldi, successo e bellezza non sono mai riusciti a colmare.
Il caso congiurerà contro di loro per farli incontrare ancora, perché la vita è imprevedibile, i progetti sono fatti per essere rivoluzionati e le certezze per essere messe in discussione. Ryan e Trevor riconosceranno nell’altro il completamento di se stessi, ma lotteranno a lungo prima di capire che smarrirsi del tutto è l’unica strada percorribile per ritrovarsi davvero."


 Sì, sì, è una storia d'amore, ma c'è di mezzo la riscoperta di una donna, non solo il sesso. C'è l'amore per un figlio - che è la forma più elevata di amore - e c'è una donna che si libera da se stessa per un momento, percorrendo quella strada che la porta verso ciò che non immaginava.

Questo post non poteva cadere in data più azzeccata, perché oggi parte una delle iniziative che nell'ultimo anno mi ha più colorato le settimane, facendomi scoprire il piacere della lettura insieme: il Read Along di Please another book. Ecco, l'iniziativa in sé è una meraviglia e oggi parte la lettura di gruppo di questo libro... ovviamente io parteciperò! Il regolamento lo trovate qui (Trevor Read Along) e potete iscrivervi su GR o sulla pagina FaceBook della fantastica blogger ( qui ). Vi assicuro che, una volta provata l'esperienza dell lettura corale, non vorrete più farne a meno e quale occasione migliore per rendere meno odioso questo lunedì, se non inziando la lettura di un romanzo che promette di lasciare il segno per delicatezza, cura e passione? Perché i temi che Ella sceglie di affrontare sono incredibilmente difficili e, per riuscire a rendere empatico il lettore, ci vuole grazia, sensibilità e talento: tutte cose che (sempre perché io baro e ho sbirciato un po' il libro prima che iniziasse il RA) so che l'autrice possiede e che sfrutta per regalarci non un prodotto, ma un dono fatto di parole incise bianco su nero, che promettono di restare con noi ben oltre l'ultima pagina. Se queste sono le mie sensazioni solo dopo aver sbirciato, ora che il RA è iniziato non so come farò a rispettare le scadenze.

Vi lascio quindi con una speranza: quella di vivere le emozioni che Ella ha creato per noi, scoprendo una via migliore per vivere il lunedì e assaporando la lettura fatta di condivisioni e confronti.

E vi saluto con due chicche: la prima è il link alla pagina FaceBook dell'autrice e la seconda è un video. Ho chiesto a Ella se ci fosse una canzone che incarnava la sua idea della storia che ha scritto. La sua risposta è stata più o meno: "Someone like you. Capitolo 16."

Ecco, criptica ma chiara: quel capitolo va letto con quella canzone come colonna sonora.

Someone Like you di Adele

E restando in tema di musica, chiudo con soundcloud: Annclaire di Please Another Book ha prestato la sua deliziosa vocina per introdurci al libro, leggendone l'inizio qui!

Qualche mese fa, invece, io avevo fatto una patetica e imbarazzante cover di "Someone like you" versione acustica e non per il compleanno dell'autrice: le trovate nella mia solita pagina di soundcloud se vi va.

Buona Lettura a tutti, sperando di vedervi nel RA e di aver illuminato l'orribile lunedì che ci attende.